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Tre Domande a Paola De Paolis la traduttrice di Uno

D. Paola che cosa ti ha spinto, dopo tanti anni dedicati a tradurre le opere principali di Sri Aurobindo, a tradurre "Oneness" di Rasha, uscito adesso in Italia con il titolo Uno?

R.
Una profonda risonanza. E' il primo libro che ho scoperto, nel vasto mercato della New Age, se lasciamo da parte Eckhart Tolle, che si addentra autenticamente nello "yoga integrale", per usare il termine di Sri Aurobindo, quello che abbraccia e va oltre tutti gli yoga tradizionali (karma, bhakti e jnana-yoga) implicando la trasformazione fisica. E' un viaggio di esplorazione in territori nuovi. Ma la cosa più bella è che Rasha, che ho poi conosciuto e incontrato più volte in India, dove entrambe risiediamo a un centinaio di chilometri di distanza,* non conosce praticamente nulla di Sri Aurobindo. Ciò conferma quanto Mère, all'inizio degli anni '7O, affermava: "Fra cinquant'anni, tutta la parte ricettiva dell'umanità – dico ricettiva, non intellettuale – sarà assorbita dalla potenza del pensiero di Sri Aurobindo…" Rasha è tutto meno che intellettuale…

D. In che cosa consiste quest'autenticità? "

R. Credo sia meglio definire prima la non-autenticità. Le voci per me meno autentiche della New Age sono facilmente riconoscibili nel filone più frequentato, perché i loro messaggi, anche se validi 'apri-pista' per indispensabili prese di coscienza, fan tutti leva sui desideri dell'ego (compreso l'ego spirituale). Vengono da persone che hanno contattato la sfera della "Sovramente", il top della sfera mentale, che è il regno degli dèi (che sono molti e presiedono a molti "poteri"): con la tecnica giusta si può ottenere quel che si vuole. Ci si galvanizza. Il fatto che poi si debba fare i conti con quel che si ottiene è un altro paio di maniche. Che lo si sappia o no, si resta nella dualità, ovvero nel regno mentale. Psicologicamente parlando, si resta negli "alti e bassi". Insomma, sostanzialmente, non ci si trasforma: si gioca solo con giocattoli più sofisticati, quadrimensionali, ma tutti, in qualche modo, strascichi, pur luminosi, della Vecchia Era mentale.
La Nuova Era autentica, quella di cui parlava Sri Aurobindo quando si accinse a scrivere "La Vita Divina",** ci invita invece a entrare in una nuova avventura in cui non è più la mente (lato maschile dell'essere, legato all'ego) a guidarci, con le sue preferenze e la sua sete (più o meno mascherata) di potere o poteri, ma l'essere psichico, il cuore (lato femminile dell'essere, ricettivo e silenzioso). E' un rovesciamento totale, oltre che l'unica vera soluzione di tutti i problemi creati dalla mente a livello individuale e planetario. Si entra, in maniera sempre meno sporadica se si resta nel processo d'apprendimento di questo nuovo modo di Essere, nel regno della Trascendenza restando nell'Immanenza - per compiere quaggiù, per così dire, tutta la serie di miracoli richiesti (invisibili e sotterraei, all'inizio).
La "Supermente" di cui parlava Sri Aurobindo (non la "Sovramente" che firma i fenomeni che lasciano il tempo che trovano), non è altro che la Coscienza – esperienziale, non mentale – dell'Unità del Molteplice: il solo grado di coscienza che può realmente trasformare la materia. A quel grado, infatti, è il Potere stesso del Trascendente a "fare" il lavoro di trasformazione, se riusciamo a permetterglielo.

D. E "UNO – Sperimentare l'Unità con Tutto Ciò Che E'" ci invita a questo?

R.
Assolutamente sì. Rasha coltiva una profonda connessione con l'Uno (quello che le religioni hanno sempre chiamato Dio), attraverso il proprio essere psichico. E l'Uno le ha "dettato", appunto, questo libro, destinato secondo me a divenire un classico della nuova spiritualità, quella che non lascia la Materia per i Cieli aldilà (che è poi il tema di fondo del "Savitri"*** di Sri Aurobindo, il Poema della Vittoria sulla Morte). Ma il Sé di Rasha è lo stesso Sé che abita in ciascuno di noi. E riunirci coscientemente col nostro vero Sé, integrando e non rigettando tutti gli altri sé con cui ci siamo identificati nel corso della nostra evoluzione (e che hanno lasciato il segno nella nostra memoria cellulare), è il nostro diritto innato, oltre che un lavoro epico ed eroico. Da lì viene una guida infallibile, che ci conduce alla realizzazione, qui sulla terra, della volontà della nostra anima (infine!), che è poi quella del Piano Divino. La vera gioia viene solo da lì.

*  Rasha vive a Tiruvannamalai, Paola De Paolis ad Auroville, ma entrambe viaggiano spesso.
**   Sri Aurobindo, "La Vita Divina", 2 voll., ed. Mediterranee.
*** Sri Aurobindo, "Savitri – Leggenda e Simbolo", 2 voll., ed. Mediterranee.


Articolo pubblicato nel numero 6 di sett./ott. 2011 del magazine Lux Terrae

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Breve curriculum di Paola de Paolis:
Poeta e saggista, ex-ricercatrice di Letterature Comparate all’Università di Roma e giornalista letteraria, vinse nell’80 il Premio Nazionale di Poesia “Casa Hirta” con la raccolta “Colpo di Grazia” (Panda ed., Padova). 
Negli anni ’70-‘80 curò alcune trasmissioni radiofoniche (come la riduzione e adattamento del “Siddharta” di Hermann Hesse) e pubblicò, su riviste accademiche, vari saggi sull’influenza degli autori classici latini e greci nell’opera di Sri Aurobindo. 
Fra le sue traduzioni, i capolavori di Sri Aurobindo: “Savitri – Leggenda e Simbolo” (2 voll. Ed. Mediterranee, Roma), “La Vita Divina” (2 voll., ed. Mediterranee, Roma) e “Lettere sullo Yoga” (6 voll. ed. Arka, Milano).
Vive da più di vent’anni ad Auroville (India), ma dal 2000 ad oggi, durante i suoi soggiorni in Italia, ha tenuto una trentina di conferenze su temi relativi alla visione di Sri Aurobindo. Nel 2006 una sua intervista su quest’Autore andò in onda nel programma TV di RAI-1 “Anima Magazine”.
Nel 2007, una sua riduzione e adattamento teatrale del “Savitri” di Sri Aurobindo andò in iscena all’Auditorium di Roma col titolo “Savitri - La Scoperta dell’Anima e la Vittoria sulla Morte”.


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